Libri interrotti

Ci sono libri che si amano, libri che si odiano, libri dotati del potere di trasmigrare temporalmente […]

Ci sono classiconi ponderosi che ci guardano dagli scaffali riempendoci di rimorsi per non averli letti. Ci sono libri che ci imprigionano, facendosi divorare in un susseguirsi solido e costante d’ immersioni. Ad altri dobbiamo chiedere perdono, perché siamo scappati a metà strada. Libri traditi, mollati, interrotti. Ancor più colpevolizzanti dei mai letti. È una tendenza antica come il mondo della lettura,e alzi la mano chi ne è stato immune. Ma oggi più che mai appare incrementata dai modi tecnologici di lettura. Gli “e-reader” potranno confermarlo: è più facile distaccarsi da uno schermo che da un volume. L’ oggetto-libro non si dissolve in un clic, come una pagina del Kindle. Piuttosto resta lì, col suo ingombro concreto, a rammentarci quanto siamo vili o pigri. Perciò l’ e-book viene abbandonato più spesso, sostiene Sara Nelson, direttore editoriale di Kindle per Amazon.com: «Si può passare con più velocità e disinvoltura al libro successivo», dice. […]

libri_interrottiLo sdoganamento del libro interrotto lo ha sancito, con la spregiudicatezza spensierata che lo distingue, Daniel Pennac in Come un romanzo, pubblicato in Italia nel ‘ 99 da Feltrinelli, e applaudito a suo tempo dal popolo dei lettori come una salvifica dichiarazione dei loro diritti più selvaggi. Figurano nel decalogo il diritto di saltare le pagine, quello di spizzicare (lecito tuffarsi dentro un volume per un istante, «perché solo di quell’ istante disponiamo») e quello di non arrivare mai a destinazione: «Ci sono mille ragioni per abbandonare un romanzo prima della fine: la sensazione del già letto, una storia che non ci prende, il nostro dissenso rispetto alle tesi dell’ autore, uno stile che fa venire la pelle d’oca»

Leonetta Bentivoglio – La Repubblica


Lasciare le cose in sospeso è un’ arma a doppio taglio. Da un lato non andare a fondo in qualcosa potrebbe significare che ci siamo fatti un’opinione molto precisa e riteniamo quel qualcosa imperfetto, immeritevole dei nostri sforzi necessari ad arrivare al termine. Dall’altro lato potrebbe essere dovuto al nostro voler posporre all’infinito qualcosa di talmente meraviglioso che non vogliamo pervenirvi subito, nel timore che finisca per sempre.
[…]
Internet […] La sua unità di misura usuale è fatta di frammenti, non di volumi, e nessuno si aspetta che qualcuno scrolli il mouse fino alla fine di documenti apparentemente senza fine, dalla prima all’ ultima lontanissima riga.
[…]
Lavorare, esplorare, leggere, ricordare quello che ho letto, godere della conoscenza di ciò che è accaduto in una pagina proprio prima del punto culminante: tutto ciò rientra nell’arte del lettore. Senza dubbio, abbandonare un libro prima di aver raggiunto l’ ultima pagina richiede una certa autodisciplina. Ci sono libri di cui ho interrotto la lettura a poche pagine dalla fine per non goderne tutto in una volta.
[…]
libri che non ho finito di leggere sono rimasti fedelmente accanto al mio letto per tutto il tempo dell’ attesa, come regali da non aprire prima di una certa data. In spagnolo questo si chiama el placer de las vísperas, il piacere del giorno prima.

Alberto Manguel, traduzione di Anna Bissanti – La Repubblica

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