Talent Life

Dalla scienza alla politica
il metodo X Factor

Gesù o Barabba? Via al televoto. Duemila anni dopo, forse, sarebbe andata così. È un mondo a eliminazione diretta e potete decidere voi proprio voi da casa, sul vostro divano: basta digitare il codice. È l’ apoteosi del metodo X Factor che si eleva da Sanremo al Parlamento, e finanche alla scienza: prendi FameLab, per esempio. Tre minuti per esporre un’ idea scientifica convincendo pubblico e giuria: selezioni regionali e via via verso la finalissima internazionale “con i comunicatori scientifici più bravi del mondo”, annuncia il bando. Ora la società sceglie così, dunque, e non solo le canzonette: lo stesso metodo di selezione che spopola in tutte le trasmissioni televisive viene adottato anche in altri ambiti. L’ abbiamo tirato fuori dallo schermo per farlo entrare nella nostra vita perché adesso ci piace decidere così, in nome del talento o presunto tale […]

il meccanismo calza perfettamente anche per i concorsi, la scuola, la selezione del personale, le assunzioni, le accademie di scrittura o le primarie di partito […]

Il sistema che sembra tanto meritocratico ha qualche pro, vedi partecipazione allargata e immediata del pubblico […]. Ma ha almeno altrettanti contro: qualità inferiore della partecipazione stessa e omologazione dei vincitori.
“Il meccanismo funziona perché gioca sulla voglia di poter incidere direttamente e in maniera semplice – dice l’esperto di marketing politico Marco Cacciotto dell’Università di Milano -, ma l’effetto plebiscitario potrebbe rivelarsi un boomerang, facendo votare chi non ha informazioni approfondite su un tema e si basa solo su impressioni. […]

Velocità è la parola chiave anche nel mondo del lavoro: gli inglesi chiamano elevator pitch la capacità di conquistare, nel breve tempo di un viaggio in ascensore, il tuo interlocutore […]

Il Fattore X starebbe a significare il talento, il quid in più da tirare fuori per fare la differenza. […]

«Il talent show è antropofago avverte il musicista Mauro Pagani, direttore artistico dell’ ultimo festival sanremese- : si nutre di carne umana e non ha il vero scopo di creare artisti, ma di creare audience. Sono macchine per costruire interpreti, alcuni anche bravi. Ma la creatività è un’ altra cosa». Di parere analogo anche lo scrittore Walter Siti, […]: «Il criterio del televoto s’ è allargato anche all’ ambito del bello e del vero, così sembra che sia migliore ciò che riceve più voti e consensi, mentre il giudizio di valore è qualcosa di più complicato. […] »

Emilio Marrese – La Repubblica

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