Le nuove relazioni

Perché è così difficile innamorarsi?

Le nuove relazioni
Incontri rapidi oppure storie che si trascinano senza crescere

Flirt che evaporano alla terza uscita senza una spiegazione. Ragazzi che ti presentano agli amici d’infanzia come «la donna che aspettavano» per poi svanire nel nulla nel giro di due settimane. Uomini che confessano di sognare da mesi un’uscita con te ma che a fine serata ti salutano con un: «Grazie, keep in touch». E chi li risente più. […]

Questa è Milano, ma il contesto per i trentenni è lo stesso: liaison «mordi e fuggi» di cui non si notifica nemmeno la fine, storie di qualche mese che non crescono. Guai a dire «stiamo insieme», al massimo «ci si vede/ ci si frequenta». Perché? È l’infinita possibilità di incontri — una sorta di «bulimia» —che Milano e le grandi città offrono a frenare il desiderio di conoscere meglio qualcuno? O è la paura di mettersi in gioco, di mostrarsi per come si è? […]

O ci si fidanza all’università, oppure attorno ai 30 anni tra impegni e abitudini radicate diventa più complicato lasciar entrare un’altra persona nella propria vita. Ci si apre solo se si incontra qualcuno che ti travolge, altrimenti si continua con le uscite senza impegno». […]

la maggior parte dei 30enni single non ha voglia di sentirsi legato ed è restia a parlare di “relazione” anche se di fatto frequenta assiduamente qualcuno. È la città che porta a questo: locali, incontri… Non ci si vuole fermare, si rimanda il più possibile il momento dell’impegno». L’esperta conferma: «Ormai si cerca un rapporto duraturo verso i 32-35 anni—spiega Alessandra Santona, docente di Psicodinamica dello sviluppo e delle relazioni familiari all’Università di Milano-Bicocca— Prima, attorno ai 30, si vivono relazioni veloci che servono per conoscersi meglio, per rassicurare un “io” ancora molto poco definito con l’idea che si piace agli altri» […]

«La precarietà di oggi ha fatto del lavoro la questione principale nella vita delle persone, soprattutto attorno ai 30 anni — spiega la professoressa Santona —Quando il lavoro c’è gli si dedicano moltissimo tempo e moltissimi pensieri: “Verrò rinnovato? Mi faranno l’indeterminato?, Devo dare il massimo”. Di conseguenza per le relazioni restano poche energie: le persone si incontrano velocemente nei locali, si frequentano altrettanto velocemente. E anche quando nasce un interesse è difficile accoglierlo: in un contesto di simile precarietà è dura ammettere che la propria felicità sia legata alla presenza di qualcun altro».
Ecco spiegate le relazioni che non crescono, quei mesi di uscite senza una presa di coscienza, le cene in settimana ma non il sabato «perché fa troppo coppia», i keep in touch, quelle frasi romantiche («Perché non ti ho incontrato prima?») subito sconfessate dalla fuga. «Sono tutti modi per tenere sotto controllo il bisogno naturale di stare in coppia», spiega la psicologa. Per paura di sentirsi dipendenti dall’affetto di qualcuno, come accade quando ci si innamora, i trentenni si comportano come degli adolescenti, vivendo le relazioni in modo leggero». Se aggiungiamo a questo quadro la «bulimia», l’idea che si possa sempre  conoscere qualcuno di diverso e magari migliore, diventa chiaro perché le «storie» durino così poco: «Non si è pazienti, alla prima piccola frustrazione si lascia perdere, tanto le occasioni non mancano», conclude la docente.

Alessandra Dal Monte – Corriere della Sera

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